Raccontiamo l’esperienza di tirocinio presso la nostra cooperativa della Dott.ssa Martina Di Lorenzo 

Il mio nome è Martina, sono Dott.ssa in Psicologia Clinica e da Novembre 2020 svolgo il mio periodo di tirocinio extracurriculare presso la Cooperativa Speranza 2000. L’idea di avvicinarmi a questa realtà nasce dalla volontà di esplorare le mie capacità nell’ambito della riabilitazione neuropsicologica e di confrontarmi con professionisti che da anni lavorano in tale settore.
Il mio ruolo all’interno di questa completa e multidisciplinare équipe è stato accolto e riconosciuto fin da subito. Ciò mi ha permesso di sentirmi in tutto e per tutto parte integrante del lavoro della cooperativa. Il mio compito è stato affiancare inizialmente la dottoressa Maggio nelle sedute domiciliari di sostegno psicologico e riabilitazione neuropsicologica di alcuni pazienti con deficit cognitivi di vario genere, sia relativi a malattie neurodegenerative (demenze, tetraparesi spastiche, disabilità cognitive gravi), sia conseguenti a lesioni cerebrali (trauma cranico, ictus).
Successivamente, grazie ai preziosi insegnamenti e consigli della Dottoressa, forte della fiducia da lei ripostami, ho cominciato a lavorare autonomamente con alcuni dei pazienti già presi in carico dalla Cooperativa, con i quali ho affrontato un cammino a mio parere molto formante sia a livello professionale che di vita.
Dall’inizio del percorso da tirocinante, ho infatti appreso cosa significhi lavorare sul campo, di fronte a persone, prima che pazienti, con i loro bisogni e fragilità che ho imparato a dover rispettare nella costruzione di un progetto riabilitativo individualizzato.
Da allora, seguo una decina di pazienti e con ognuno dei quali svolgo un differente e specifico percorso riabilitativo delle principali funzioni cognitive, quali attenzione, memoria, percezione, linguaggio, funzioni esecutive. Le sedute si svolgono a cadenza settimanale, o bisettimanale nel caso di alcuni pazienti in cui è più utile un lavoro ravvicinato; durante ogni seduta, mi occupo di somministrare schede riabilitative di tipo carta e matita o propongo la stimolazione cognitiva attraverso l’utilizzo di software e programmi al computer.
Vista la drammaticità del periodo emergenziale che stiamo vivendo, la Cooperativa ha voluto tutelare i propri pazienti sfruttando la “tele-riabilitazione”: tramite videochiamate, infatti, il mio lavoro con i pazienti non è mai andato perduto, anzi è risultato ancora più motivante e coinvolgente grazie all’utilizzo di software online. L’esperienza che sto vivendo da tirocinante alla Cooperativa Speranza 2000 è per me del tutto nuova e fino a questo momento mai provata, dal momento che non di rado le esperienze di tirocinio si rivelano molto meno pratiche di quanto dovrebbero essere.
A tal proposito, ringrazio davvero la Cooperativa perché ha saputo darmi fiducia e responsabilità, facendomi entrare a pieno nella pratica clinica e facendomi relazionare autonomamente con i pazienti. Ho potuto così constatare quanto sia diverso e complicato ciò che si è sempre stati abituati a studiare quando lo si tocca con mano. Infatti, questo tirocinio mi ha permesso di capire cosa si intenda con il termine “alleanza” con il clinico, cosa significhi “compliance” al trattamento, cosa voglia dire riabilitare, cercare materiale che sia sempre nuovo ma che desti la motivazione del paziente; cosa significhi lavorare nella pratica clinica con persone e non con pazienti.
Di questo sarò sempre grata alla Cooperativa, in particolar modo alla dott.ssa Maggio, che mi ha mostrato con il suo esempio cosa voglia dire “esserci” per il paziente, insegnandomi senza mai sostituirsi a me. Infine, ringrazio la dottoressa Lo Bianco, che ha voluto e saputo calarmi nel mondo della pratica clinica, cogliendo il mio sfrenato desiderio di mettere in atto ciò che avevo fin qui studiato. Questa esperienza ha rafforzato la convinzione di quanto sia importante per me ricoprire tale ruolo professionale, non solo per le soddisfazioni lavorative che esso può riserbare, ma anche e soprattutto per la gratitudine che esso cela, dal momento che il lavoro clinico si fonda prima ancora che sul rapporto clinico-paziente, sul rapporto tra due esseri umani.”